Leggiamo da “La Nazione” di oggi, domenica 22 febbraio, la risposta dell’Azienda USL Toscana Centro a seguito del nostro comunicato dello scorso 19 febbraio, cui si è unito anche quello dello SPI-CGIL delle Signe, sulla chiusura della postazione di guardia medica di Signa, con lo spostamento del servizio dal prossimo 1° aprile presso la “Casa di Comunità” di Lastra a Signa.

Il comunicato dell’Azienda Sanitaria si limita ad annunci generici e non entra minimamente nel merito delle questioni poste dalla nostra Pubblica Assistenza sulla futura organizzazione di questo servizio sul territorio. Senza fornire dettagli, la AUSL parla genericamente di “trasformazione organizzativa”, di “potenziamento di una struttura pubblica” e di “presenza continuativa di medici 24 ore su 24” nella nuova struttura. Non è con gli annunci che si realizzano i servizi: chiediamo concretezza e di entrare nel dettaglio degli aspetti pratici e organizzativi.

L’Azienda Sanitaria non entra infatti nel merito e non risponde alle preoccupazioni espresse sulla sicurezza del personale medico nella nuova struttura, nella quale di notte e nei festivi il sanitario sarà da solo. La AUSL non risponde neppure sugli investimenti da essa effettuati nei mesi scorsi, utilizzando fondi pubblici del PNRR, per portare la fibra ottica alla nostra sede così da migliorare il collegamento informatico in uso al medico. Soldi evidentemente buttati. Né il comunicato entra nel merito delle modalità di disdetta del servizio con la nostra Associazione: una semplice PEC inviataci dalla Direzione Generale, senza rispettare i termini fissati dall’art. 8 della convenzione stessa.

Chiaramente abbiamo già contestato ufficialmente il non corretto esercizio del recesso da parte della Direzione dell’Azienda Sanitaria e, contestualmente, formulato istanza di accesso a tutti gli atti e documenti riguardanti la nuova organizzazione, anche al fine di verificare come sarà realmente svolto questo servizio nella “Casa di Comunità”, chi fosse realmente a conoscenza di queste intenzioni e perché siano stati fatti investimenti se poi l’intento era quello di dismettere il servizio presso il volontariato locale.

Se questa “trasformazione organizzativa” (come appunto la definisce la ASL) era nota da tempo nell’ambito del progetto della “Casa di Comunità”, perché non sono stati rispettati i termini di recesso e sono stati effettuati investimenti recenti sulla nostra postazione? Auspichiamo che non vi siano responsabilità amministrative o contabili e che i documenti che ci saranno inviati a seguito della nostra richiesta fughino ogni perplessità.

Abbiamo anche il dubbio che il servizio "riorganizzato" dalla AUSL possa addirittura arrivare a costare di più rispetto alla cifra da noi ricevuta come rimborso per la messa a disposizione dei locali: la AUSL dovrà fornire anche un’automobile al medico e – se non vorrà lasciarlo da solo per tutta la notte o nei festivi – un servizio di guardiania, oltre a sostenere le spese per riscaldamento, corrente e climatizzazione negli orari in cui il distretto di Lastra a Signa è normalmente chiuso. La nostra sede, invece, è sempre presidiata per il servizio 118, quindi potevamo ottimizzare i costi e ridurre gli sprechi, garantendo locali, un’autovettura e tutti i servizi collegati per soli 26 euro al giorno di rimborso. Quanto costerà dal 1° aprile all’Azienda USL questo servizio “riorganizzato”?

Ribadiamo che questa modalità di “riorganizzare” i servizi sul territorio, senza il coinvolgimento della base sociale e del volontariato, integrato in queste attività da più di 50 anni, costituisce senza dubbio un modo di agire privo di rispetto e di attenzione. Proprio nei mesi scorsi anche la nostra Associazione, ignara delle volontà della AUSL di togliere il servizio a Signa in favore di Lastra a Signa, ha investito importanti risorse per ristrutturare la sala d’attesa e gli ambulatori.

Nessuna notizia, inoltre, sulla possibile "riorganizzazione" del servizio di emergenza sanitaria territoriale che, da quanto apprendiamo per vie informali, potrebbe vedere il territorio del Comune di Signa perdere anche la presenza del medico del 118. Anche in questo caso chiediamo di essere compiutamente informati e coinvolti. Esprimiamo in merito forte preoccupazione.

Da quanto abbiamo visto e verificato in questi anni, le riorganizzazioni finora attuate hanno portato a un peggioramento e a una riduzione del servizio di Guardia Medica: in passato, nel turno diurno sulle Signe, vi erano due medici; adesso uno soltanto. Inoltre, sono ormai noti i disagi che in alcuni orari si verificano nel contattare il numero unico, con lunghe attese. Sempre più frequentemente, nei mesi scorsi, si sono inoltre verificate chiusure del servizio sul territorio a causa della totale mancanza di medici, peraltro senza alcun preavviso e in giorni molto delicati, come durante le festività natalizie. Gli utenti, in questi casi, si sono dovuti rivolgere alle postazioni di Scandicci o di Campi, oppure recarsi al Pronto Soccorso. I nostri volontari sono stati sempre di supporto, indirizzando i pazienti e assistendo quelli che necessitavano di soccorso.

Proprio in questi giorni leggiamo sui quotidiani segnalazioni di allarme e preoccupazione da parte di alcune sigle sindacali del mondo della sanità: viene denunciato che, pur parlando la AUSL di “incrementi del servizio”, sia le “Case di Comunità” sia gli “Ospedali di Comunità” rischiano di rimanere “scatole vuote” senza personale, con assetti confusi e indefiniti.

Il dialogo e il confronto con chi lavora da anni sul territorio e ne conosce bene le difficoltà operative sono, a nostro avviso, essenziali. Invece, per quanto ci riguarda, siamo stati esclusi: nessuno della Direzione AUSL si è mai preoccupato di venire a vedere come funziona la guardia medica a Signa, ascoltando criticità e proposte di miglioramento. Un metodo che, leggiamo dai giornali, è stato utilizzato recentemente anche con altre associazioni di volontariato, ad esempio poche settimane fa nel Mugello.

In questi anni abbiamo fatto di tutto per dare il nostro contributo per sostenere questo servizio sul territorio di Signa, nonostante le difficoltà, spesso ben oltre i nostri compiti, ad esempio fornendo materiale e dispositivi sanitari che l’Azienda Sanitaria non metteva a disposizione e operando per la massima tutela del personale sanitario oltre che degli utenti. Tutto questo bagaglio di esperienza e di impegno non ci sarà più nella “Casa di Comunità”, che così sarà sicuramente meno “Comunità” e rischia di diventare un presidio scollegato dal territorio e da chi lo vive.


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